Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione
Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
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Il termine "biologico" definisce un prodotto, fresco o trasformato, ottenuto con il metodo di coltivazione e allevamento dell'agricoltura biologica. Il metodo dell'agricoltura biologica mira ad ottenere prodotti di qualità basandosi sull'utilizzo di sostanze e processi presenti in natura, escludendo l'impiego di composti (fungicidi, insetticidi, erbicidi) e medicinali chimici di sintesi ed usando le risorse naturali all'interno di un modello di sviluppo sostenibile che possa durare nel tempo. Con l'agricoltura biologica viene perseguito il rispetto dei cicli naturali in modo da mantenere e migliorare la fertilità del suolo (rotazioni colturali, fertilizzazione con materia organica), ridurre l'impatto ambientale delle produzioni agricole, mantenere la biodiversità, assicurare il benessere degli animali allevati.

 

La normativa
I prodotti biologici sono stati i primi ad essere certificati attraverso l'emanazione dei regolamenti comunitari 2092/91, più volte modificato ed integrato, e 1804/99 specifico per la zootecnia. Dal 1 gennaio 2009 è entrato in vigore il nuovo Regolamento CE 834/2007 che abroga il 2092/91. Questo regolamento apporta tra l'altro delle modifiche alle norme sull'uso del marchio biologico UE, a quelle in materia di etichettatura e del regime di importazione.

 

L'etichetta
Il nuovo regolamento 834/07 ha apportato significative modifiche alle norme riguardanti l'etichettatura dei prodotti biologici. Dal 1 luglio 2010 diverrà obbligatorio l'uso del marchio biologico europeo che, però, potrà essere accompagnato da marchi nazionali. Secondo la vecchia normativa, si potevano produrre alimenti con una percentuale tra il 70 ed il 95% di ingredienti bio. Oggi questa categoria non esiste più: per essere biologico un prodotto deve contenere almeno il 95% di ingredienti da agricoltura biologica. Tuttavia, anche se un prodotto non potesse essere etichettato come bio, si potrà indicare ed evidenziare in etichetta singoli ingredienti biologici, permettendo quindi al consumatore di verificare se nell'elenco degli ingredienti ve ne sono di biologici.
Rimane ancora in vigore la disposizione secondo la quale l'etichetta di un prodotto biologico deve riportare il nome dell'organismo di controllo autorizzato ed il numero e la data del D.M. di autorizzazione, il codice dell'azienda controllata, il numero di autorizzazione. Se si vuole avere la certezza che il prodotto sia ottenuto con metodo biologico, è opportuno controllare che l'etichetta riporti il riferimento a uno degli organismi di controllo operanti in Italia, il cui elenco si può trovare sul sito del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

 

Gli organismi di controllo
La normativa europea e nazionale prevede un sistema di controlli piuttosto articolato. Se un'azienda vuole avviare una produzione biologica deve comunicare questa sua intensione alla Regione e ad uno degli Organismi di controllo autorizzati. Se l'azienda viene ammessa nel sistema di controllo, avvia la cosiddetta conversione, un periodo di almeno due anni che serve ad eliminare dal terreno i residui dei prodotti chimici usati in precedenza. Solo alla fine del periodo di conversione l'azienda può commercializzare i suoi prodotti come biologici. Le aziende sono sottoposte a ispezioni annuali da parte degli organismi di controllo.

 

La qualità
Produrre alimenti di alta qualità è uno degli obiettivi primari dell'agricoltura biologica. Per questo e per i principi che la regolano l'agricoltura biologica appare in grado di rispondere alla crescente sensibilità dell'opinione pubblica in materia di qualità, di assenza di residui di pesticidi, di attenzione all'uso degli additivi, di salvaguardia ambientale.
E' in atto da anni un dibattito sulla superiore qualità dei prodotti biologici rispetto ai convenzionali tra sostenitori e detrattori del biologico. La ricerca scientifica al riguardo non è ancora stata in grado di dimostrare in modo definitivo l'esistenza di questa superiorità, ma di indicare una tendenza nei prodotti vegetali biologici ad una maggiore presenza di vitamina C e di composti antiossidanti.
Va sottolineato che i prodotti biologici debbono sottostare alle stesse norme obbligatorie di quelli convenzionali, ma rispetto a questi hanno bisogno di una certificazione e di controlli in più per potersi definire "biologici". Il costo di questa certificazione volontaria aggiuntiva è a carico dei produttori e rappresenta una delle ragioni del maggior prezzo dei prodotti biologici alla vendita.

 

Le mense scolastiche bio
L'uso dei prodotti biologici nella ristorazione scolastica è stato promosso dalla legge Finanziaria del 2000 e successivamente da diverse leggi regionali (Emilia Romagna, Marche, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Veneto, Toscana). Quello delle mense scolastiche che servono pasti biologici è un fenomeno in forte espansione. Secondo dati Bio Bank, le mense scolastiche biologiche nel 1996 erano 69 e servivano 24.000 pasti biologici giornalieri; nel 2008 le mense hanno raggiunto il numero di 791 ed i pasti sono passati a 983.000. Il 71% delle mense biologiche si trova al Nord, il 22% al Centro ed il restante 7% nel Sud e Isole. Dal punto di vista della presenza dei prodotti biologici nei pasti delle mense la situazione è piuttosto articolata. Infatti, solo una piccola percentuale (circa il 10%) dei pasti distribuiti è interamente, o quasi, biologico; la gran parte (circa il 77%) è costituita da pasti con alcuni prodotti biologici, mentre la restante quota è rappresentata da pasti con uno o due prodotti biologici o da sola frutta e verdura biologiche.

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